Roma-Atalanta 3-3 “Alla meno peggio”

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Un pareggio dai due volti. Il colpo di biliardo di Pastore accendeva subito la serata romanista e oscurava la rabbia per partenza improvvisa di Kevin Strootman. La partenza perfetta. Una fiammata. Poi, l’impensabile.  

Faccio fatica a comprendere cosa sia successo in campo. La Roma scompare, come per magia, presa d’assalto da una Atalanta che riprende subito in mano la partita e come uno schiacciasassi riduce la Roma in un mucchio di macerie. Primo tempo in balía di un avversario che gioca ad un’altra velocitá.

L’ Atalanta sembra quasi il Barcellona, giropalla quasi a nascondere la sfera, poi sterzate sulle fasce, pochi tocchi per arrivare in porta da Olsen, poi trafitto tre volte.  Centrocampo sovrastato, difesa in bambola, attacco che non punge quasi mai. Cosí brutta da non volerci credere.  

Approccio, condizione atletica e mentale, e la formazione iniziale. Tutto storto. Che l’allenatore può sbagliare le scelte ci puó stare, ma poi in campo ci vanno comunque 11 giocatori. E lasciamo perdere il modulo, che durante una partita cambia in continuazione per i movimenti dei giocatori. Ecco, la differenza la fanno proprio i movimenti e la corsa.

Abbiamo buttato un tempo intero perché in tanti non hanno dato ció che il mister si aspettava. Facile ora dare la croce ai giovani Cristante e Pellegrini, per via della partenza di Strootman,  ma anche i veterani Kolarov, Manolas e Fazio hanno deluso molto. Come dice il Mister, ne avrei cambiati almeno otto.

Chiaro,  nel secondo tempo abbiamo visto un altra squadra ed un altro piglio, grazie anche ai cambi. Nzonzi ha portato piú fisicitá, Kluivert e Schick piú estro e profonditá. Proprio loro potevano anche dare una vittoria insperata nel finale, ed il rammarico c’é, ma alla fine é un risultato che fa sorridere piú la Roma che l’Atalanta, per come si era messa la partita.

Ora, serve che squadra con l’allenatore riflettano su cosa non é andato bene e come ripresentarci a San Siro venerdi. Non esistono piú titolari o riserve. Niente gerarchie.  Gioca chi se lo merita. Strootman forse questo lo aveva gia’ intuito e alla fine torna da Rudi Garcia. Forse un tantino a malincuore. Buona fortuna lavatrice.

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